Amazon è brutto. Sans-Titre #001 — Episodio Pilota
Perché l'e-commerce più famoso del mondo è così anti-estetico (e cosa ci insegna).
Sabato scorso siamo stati invitati al compleanno di un amico in comune e, per ringraziarlo dell’invito, abbiamo pensato di portargli un regalo. Siccome l’invito ci è arrivato il giovedì sera per il sabato, presi dal panico, siamo andati su Amazon in cerca di qualcosa di economico che arrivasse in tempo per non presentarci alla festa a mani vuote.
Una volta trovato il prodotto che ritenevamo adatto, ci siamo soffermati a leggere tutte le solite informazioni del caso (tempi di consegna, materiali, recensioni, eccetera). E ci siamo accorti di una cosa a cui non avevamo mai prestato particolare attenzione.
Ma quanto è brutto Amazon? Sembra un sito progettato negli Anni Novanta e mai modificato. Colori sgargianti, layout confuso, UX inesistente, banner pubblicitari ovunque, di gerarchia tipografica poi neanche l’ombra.
Se venisse da noi un cliente con un sito così, sicuramente gli diremmo che andrebbe fatto un restyling profondo e completo.
Eppure Amazon ha fatturato 638 miliardi (sì, miliardi) di dollari nel 2024, con un utile netto di quasi 60 miliardi (sì, ancora miliardi) di dollari. Menga poc!, per citare Luca Toni.
Questo ci ha fatto riflettere su una cosa che troppo spesso, noi come designer in primis, dimentichiamo: bello e funzionale, a volte, non vanno a braccetto.
Ci sono siti web stupendi, con fotografie da urlo, animazioni fluide, layout che sembrano progettati da un architetto. Li guardi e pensi “Mamma mia che bel lavoro” (e sì, perdiamo ore a guardare siti web con design spettacolari), poi però scopri che convertono poco o nulla rispetto ad Amazon.
Amazon non è progettato per essere bello, è volutamente brutto.
Ma chissenefrega, Amazon deve vendere, non piacere. Ogni elemento, infatti, ha una sua funzione specifica:
I colori sgargianti portano subito l’occhio sui pulsanti di acquisto (nella psicologia del colore, tra le altre cose, si usano giallo e arancione per spingere l’utente ad agire d’impulso e, quindi, a comprare senza indugiare troppo)
Il layout denso aiuta a mostrare più prodotti possibili
I banner “brutti” servono a comunicare in modo immediato le offerte
La ripetizione di elementi crea familiarità nell’utente
Non stiamo dicendo che brutto è meglio che bello. Amazon è un caso isolato. Stiamo dicendo che troppo spesso noi designer andiamo alla ricerca della bellezza estetica fine a se stessa sacrificando un po’ l’efficacia.
Un paio di anni fa avevamo presentato a un cliente un sito incentrato interamente sull’estetica, pulito, ordinato, minimale, pensando di valorizzare i prodotti.
Però non vendeva nulla (ed essendo un e-commerce era un bel problema).
Dopo qualche mese ci siamo ritrovati a tavolino e abbiamo lavorato su come renderlo “più brutto” ma efficace. Bottoni più evidenti, recensioni visibili, processo di acquisto più fluido e meno estetico. I risultati piano piano sono arrivati e le vendite hanno continuato ad aumentare.
Il punto è questo: se stai progettando un museo la bellezza viene al primo posto. Se stai progettando un e-commerce, un manifesto o un menù, la funzionalità e la comprensibilità devono venire per prime.
Questo non vuol dire che dobbiamo rinunciare all’estetica, anzi. Siamo dei grandissimi fautori della ricerca del bello in ogni ambito e combattiamo ogni giorno per salvare il buon design e la bellezza.
Dobbiamo solo capire qual è l’obiettivo principale di un progetto (per questo non bisogna mai saltare il brief!) e progettare di conseguenza. Apple, ad esempio, riesce a coniugare magistralmente bellezza e funzionalità. Ma dietro ci sono decenni di studi e tentativi con budget infiniti.
Per noi comuni mortali, la priorità deve essere sempre chiara.
Ogni business è diverso, ma prima di investire grossi capitali in un restyling vale la pena chiedersi: il problema è solo che non è bello o che non funziona?
Ti lasciamo con questo spunto: è più importante che piaccia a te o che funzioni per i tuoi clienti?

